A pochi chilometri da Parma, oltre il cancello di una corte rurale che ha visto passare generazioni di botteghe artigiane, si apre l’atelier di Veronica Cantore. Cotto consumato dai passi, travi scure di legno vecchio: qui è nato EffettoVero, il luogo dove mobili, specchiere e oggetti dimenticati tornano a raccontare la loro storia.
La luce entra di sbieco dalle finestre e si posa su pennelli, vasetti di pigmenti, spugne consumate, tessuti piegati, rotoli di carta e di paglia di Vienna accatastati agli angoli. Nell’aria si sente un odore di resina e legno vecchio, di quelli che rimangono nella trama dei vestiti da lavoro. Una parte dello spazio conserva il carattere operativo del laboratorio, con gli attrezzi sempre a portata di mano. Un’altra accoglie i pezzi già restaurati, allestita come un interno domestico: qui gli oggetti smettono di essere “in lavorazione” e tornano a essere, semplicemente, mobili di casa.
Il nome che racconta un metodo
«EffettoVero è un’estensione di me», dice Veronica, e lo dice senza esitare, come chi ha già risposto a questa domanda molte volte. La frase spiega bene da dove nasce il progetto: da una sensibilità coltivata fin da bambina tra disegni, arte e riviste di arredamento sfogliate sul tavolo di casa. “Vero“, diminutivo del suo nome, diventa qui una dichiarazione di metodo. Anche il logo segue la stessa logica: un cerchio dentro un quadrato, a sintetizzare il rapporto tra spirito e materia che guida ogni intervento.
Un ritmo lontano dalla produzione rapida
In atelier ogni lavoro segue tempi suoi, e si vede: nessuna fretta nei gesti, nessuna scorciatoia nei passaggi. Ogni progetto è diverso dal precedente. Cambia il supporto, cambiano le compatibilità dei materiali da valutare, cambia la finitura da scegliere. Quello che resta costante è lo studio preliminare, fatto di prove su piccoli campioni prima di toccare l’oggetto vero. Ci vuole rigore tecnico. Poi intuito, per capire come reagirà una superficie prima ancora di trattarla. E una sensibilità estetica che si affina solo con l’esperienza, intervento dopo intervento.
Le tecniche di restauro tradizionali, tra ricette storiche e pigmenti naturali
Il cuore del lavoro di EffettoVero sono le tecniche di restauro e decorazione tramandate nel tempo, applicate con un’attenzione quasi rituale e, insieme, con uno sguardo aperto alla sperimentazione. I materiali si preparano seguendo ricette storiche: prima si studiano leganti, vernici e finiture, solo dopo si interviene sulle superfici, mescolando polveri e terre nei vasetti di vetro che riempiono gli scaffali dell’atelier.
Il processo parte dalla sverniciatura e dal recupero delle parti compromesse, con interventi di falegnameria e stuccatura. Si passa poi alla preparazione di pitture con pigmenti, terre e leganti naturali per arrivare alle finiture. Tra i passaggi che più caratterizzano il lavoro di Veronica ci sono la lucidatura a tampone, dove le mani disegnano cerchi lenti sulla superficie ancora fresca, e l’invecchiamento manuale a lama libera, dove la lama scorre senza schema fisso, a cercare i segni che il tempo avrebbe lasciato da solo.
«La tecnica che preferisco è la verniciatura con resine naturali su pittura eseguite secondo ricette d’epoca», racconta, «per il risultato visivo e tattile che restituisce». Le superfici trattate così diventano opache e materiche: invitano al contatto, e cambiano il rapporto tra chi guarda l’oggetto e l’oggetto stesso.
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